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Cosa vedere e cenni storici su Caltabellotta

A circa 950 metri d'altezza, adagiata su un lembo meridionale dei Monti Sicani, sorge Caltabellotta, una delle più antiche e belle cittadine siciliane, ricca di storia, di fascino e di miti.
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Protetta da alte rupi nelle quali in epoca preistorica furono scavate necropoli a grotticella, Caltabellotta gode di una posizione strategica dalla quale si domina con lo sguardo buona parte della Sicilia e che per circa 2000 anni l'ha resa protagonista indiscussa della storia del territorio che va dal fiume Belice al Platani. E' un tipico paese montano dall'aspetto simile ad un presepe, con un'architettura urbanistica di gusto gotico, con casine che si arrampicano una sull'altra, con stradine basolate, con archi in pietra che si allargano in suggestive piazzette.
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Pillole di storia - La presenza umana in questi luoghi è antichissima e affonda le sue radici nella preistoria, epoca a cui risalgono le quattro necropoli sicane che circondano il centro abitato e le due grotte sulla cime del Monte San Pellegrino. Anche se non ci sono prove certe, gli storici identificano Caltabellotta con la mitica Camycus, inespugnabile città fortezza, costruita dal Re Cocalo, ed utilizzata da Dedalo per sfuggire a Minosse, re di Creta. Non ci sono dubbi invece, sul fatto che l'attuale paese coincida con l'acropoli dell'antica Triokala, nella quale si rifugiarono, dal 104 al 99 a. C, gli schiavi siciliani fuggitivi guidati da Salvio Trifone. A Triokala i servi eressero un magnifico castello che restò inespugnato per ben cinque anni sino a quando il console Manio Aquilio, in una delle guerre servili, rase al suolo la cittadella. Con il trionfo del Cristianesimo Triokala divenne sede di una delle più grandi diocesi della Sicilia, il cui primo vescovo fu San Pellegrino, venuto da Lucca di Grecia. Leggenda vuole che in questi luoghi il Santo uccise, facendolo precipitare da una rupe, un dragone che dimorava in una grotta (ancora esistente che è possibile visitare) e si nutriva giornalmente di ragazzini.
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A partire dal IX secolo Caltabellotta venne conquistata dagli Arabi i quali le diedero una nuova denominazione di Qal’at-al-ballut, che significa rocca delle querce, che in questa zona abbondavano. Cacciati via gli Arabi subentrarono i Normanni, che vi eressero un Castello, dove nel 1302, fra Federico II d’Aragona e Carlo di Valois, vi fu firmato un trattato della pace di Caltabellotta, dopo la guerra dei Vespri e quindi l’isola fu ceduta agli Aragonesi. Successivamente fu possedimento dei Peralta, dei Conti Luna e poi dei Moncada e quindi degli Alvarez de Toledo.

La parte più interessante della città è Terravecchia, (dove si trova il nostro B&B)la zona alta e più antica dominata da uno spuntone roccioso detto “Pugno di Giove” sul quale si trovano i resti del Castelvecchio. Qui un tempo, si rifugiarono la regina Sibilla e il figlioletto Guglielmo III per sfuggire ad Enrico IV di Svevia che voleva usurpargli il trono di Sicilia. Da quest'altura si può godere di un panorama spettacolare che si apre oltre che su Caltabellotta e sulla Frazione di Sant'Anna, su Sciacca, San Carlo, Chiusa Sclafani, Bisaquino, Giuliana, Ribera, Calamonaci, Cianciana, Alessandria Della Rocca, San Biagio Platani, Prizzi, Monte Cammarata, Lucca Sicula, Villafranca Sicula, Burgio e altri paesi.
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Terravecchia si sviluppa attorno alla Chiesa madre dedicata a Maria Santissima Assunta, caratterizzata dalla presenza di un bel portale ogivale del 300, mentre un corpo completamente separato è la torre campanaria quadrata che molto probabilmente è stata ricavata da una torre d'avvistamento araba. All'interno della Matrice sono custodite pregevoli statue cinquecentesche di Giacomo e Fazio Gagini e un fonte battesimale con bassorilievi e iscrizioni del XIII-XIV secolo.
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Sempre in questa zona sorgono la Chiesetta di San Salvatore, con il suo portale ogivale ornato da motivi geometrici, la Chiesa di San Francesco di Paola (del secolo XII), la Chiesa di Santa Maria della Pietà, in parte scavata nella roccia.

Ai piedi della rupe Gogàla è ubicata la Chiesa di Sant'Agostino, esistente già nel 1335, che custodisce un grande gruppo di terracotta policroma raffigurante la 'Deposizione', eseguita nel 1552 da Antonino Ferraro. Una tappa importante è costituita dall'Eremo di San Pellegrino, un complesso monastico costituito da una chiesa ed un convento, abbarbicato sul monte omonimo. La chiesa risale al 1721 ed è stata eretta sul luogo dove, secondo la leggenda il santo uccise il drago. Lateralmente alla Chiesa, si accede a due grotte, un tempo utilizzate come santuari, dove sono conservati vari affreschi ed oggetti che probabilmente appartenevano proprio a San Pellegrino.
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Incastonata tra le rocce del Kratas si trova poi la Chiesa della Pietà, alla quale si accede mediante gradini intagliati nella roccia. Il posto è incantevole e si può raggiungere facilmente dalla strada panoramica che si snoda a nord dell'abitato, attraverso il passaggio naturale esistente nel complesso roccioso che sovrasta il centro cittadino, chiamato ‘ pirtusu', o a piedi percorrendo stradine del centro storico. Altre chiese da non perdere sono quella dei Cappuccini, alla periferia meridionale del paese, la Chiesa del Collegio, la Chiesa dell'Itria nel cuore del centro storico. Queste sono soltanto alcune delle innumerevoli cose che potrete visitare visitando Caltabellotta.
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Vi consigliamo di stampare questa pagina cosi avrete già un promemoria per visitare Caltabellotta.
Bed & Breakfast Mulé di Michele Paolo Mulé
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